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Il grande poeta e cantastorie siciliano CICCIU BUSACCA (19251989) in una mostra di cartelloni, fotografie e documenti.

COMUNICATO STAMPA

Allestita per la prima volta nel 2019 presso il Museo delle Civiltà Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma per i trent’anni dalla scomparsa, la mostra ricostruisce l’iter poetico e artistico del grande cantastorie siciliano Cicciu Busacca (19251989). La mostra è stata progettata e realizzata sotto la cura scientifica di Mauro Geraci (antropologo culturale dell’Università degli Studi di Messina, da decenni studioso ma anche interprete e continuatore della canzone narrativa siciliana), di Francesca Busacca presidente dell’Associazione Culturale Busacca di Paternò, attivissima nel promuovere i saperi, la letteratura come lo spettacolo dei cantastorie, e con il supporto di Leoluca Cascio attento documentarista che ha messo gentilmente a disposizione parte della sua collezione privata. Del cantastorie sarà così possibile osservare da vicino alcune sue chitarre, i suoi cartelloni con le storie illustrate, i libretti a stampa e i fogli volanti come i dischi e le musicassette destinate alla vendita in piazza, ma anche le lettere d’ingaggio, i permessi, le denunce, i quaderni autografi, le foto e locandine dell’attività in Sicilia come del successivo accostamento al folk music revival e al teatro di Dario Fo. Un itinerario molto articolato che mostra la dimensione globale, universale perseguita da Busacca e dai cantastorie in genere, dalle piazze siciliane bracciantili del secondo dopoguerra fino a quelle delle battaglie sindacali, dai circuiti operai e dell’emigrazione alle crescenti lotte contro la mafia, fino al Sessantotto studentesco e a un folk music revival che, non soltanto in Italia, riprendeva la cultura popolare quale forma di contestazione. Un itinerario che, nelle varie fasi della sua attività, attesta il costante impegno civile di Ciccio Busacca nella denuncia delle prepotenze domestiche, feudali, politiche, mafiose. Un impegno maturato anche attraverso i sodalizi poetici che egli seppe stringere col grande poetacantastorie Ignazio Buttitta come anche con figure importantissime del panorama intellettuale del Novecento quali Carlo Levi e Dario Fo. Nel complesso un itinerario emblematico dell’attività svolta da Busacca e che riconferma l’importante ruolo di mediazione tra classi egemoni e subalterne svolto dai cantastorie sin dalla giullaria medievale. Una riflessione cantata che usa le potenzialità conoscitive insite nella scrittura, nella stampa, nell’arte grafica come nell’oralità, nella recitazione, nella musica, nel canto, nel gesto. Il tutto alla ricerca di verità che non si lasciano intimorire da omelie, ortodossie, verdetti o versioni stereotipate e accreditate della storia ma che, al contrario, Busacca verifica e arricchisce nella viva piazza assunta ricorda il poeta Ignazio Buttitta – quale “cassa armonica che suona per tutti”.

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